Varese via Dei Carantani

Varese è terra di conquista per i bergamaschi. E lo era già ben prima che le due “nostre” banche, il Credito Varesino e la Popolare di Luino e Varese, fossero fagocitate dalla Popolare di Bergamo. Risale al tardo Medioevo, infatti, l’insediamento nel piccolo borgo prealpino della famiglia bergamasca dei Carantani, a cui è intitolata la via che sale da viale Aguggiari verso e oltre la cascina fortificata nota ai più come Castello Manfredi. Dopo aver fatto tappa a Como e a Milano, tra il XIII e il XIV secolo, i Carantani impiantarono a Varese un’apprezzata attività di artigiani specializzati nella lavorazione del legno per dedicarsi successivamente all’industria tessile. Come intagliatori del legno espressero la maestrìa di Andrea Carantani, attivo nella seconda metà del Cinquecento, autore tra l’altro di un armadio di sacrestia per la basilica di San Vittore e del coro della chiesa di Santo Stefano di Tesserete in Canton Ticino. Andrea Carantani “insegnò il mestiere” a Bernardino Castelli da Velate del quale, nella nostra basilica, si possono ammirare i pulpiti e la cantoria. Fu però soprattutto l’attività di produttori di tessuti di seta a fare dei Carantani, nel Settecento, una delle famiglie più facoltose del borgo. Partendo dalla residenza privilegiata sul colle nobile di Biumo Superiore, dove possedeva anche case rurali e terreni, la famiglia di origine bergamasca estese i propri possedimenti da Bizzozero, nella località Piana di Luco altrimenti conosciuta come la Villa, al vecchio centro di Varese, dove coronò la sua ascesa sociale acquistando, nel 1809, il palazzo porticato appartenuto alla nobile famiglia Porcari, demolito negli Anni Trenta del Novecento per ricavare la nuova piazza Monte Grappa. Ai Carantani dobbiamo il restauro, compiuto nel Settecento dai fratelli Luigi, Carlo e Carlo Giovanni, della chiesa di Sant’Albino che sorge sull’omonimo colle tra Bosto e Cartabbia. L’edificio sacro di origine romanica, citato nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani di Goffredo da Bussero, repertorio delle chiese della diocesi ambrosiana redatto alla fine del XIII secolo, era la cappella di un’altra vasta proprietà, con una casa rurale poi trasformata in palazzo, che i Carantani possedevano sul colle e che in parte, con la chiesa di Sant’Albino, ancora possiedono gli eredi. In origine l’antico oratorio era dedicato a Sant’Albina ma nei secoli, per motivi rimasti ignoti, ha cambiato genere e oggi vi è custodita una reliquia di Sant’Albino, con la quale ogni anno, verso la metà del mese di marzo, viene impartita la benedizione in occasione di un’antica festa ripristinata dopo mezzo secolo grazie all’interessamento di Giuseppe Terziroli, Renzo Talamona e al comitato bostese guidato da Enrico Marocchi. Una Carantani, la nobildonna Alberta Scavini Carantani Speroni, è entrata nella storia della Resistenza varesina per aver ospitato nella sua villa di via Limido e, in alcune occasioni, nello stabilimento tessile che possedeva a Morazzone, le riunioni del Comitato di liberazione nazionale, presieduto dal marito ingegner Camillo Lucchina.


PS
Questa rievocazione della famiglia Carantani si è avvalsa anche delle informazioni attinte dall’accurata ricerca compiuta da Fernando Cova.

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